Società Italiana di Patologia Aviare
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02-07-2010
Can Preening Contribute to Influenza A Virus Infection in Wild Waterbirds?
Avian influenza. waterfowl, transmission

Il lavoro pubblicato su un open source journal è scaricabile dal sguente link
http://www.plosone.org/article/info%3Adoi%2F10.1371%2Fjournal.pone.0011315

Mauro Delogu, Maria A. De Marco, Livia Di Trani, Elisabetta Raffini, Claudia Cotti, Simona Puzelli, Fabio Ostanello, Robert G. Webster, Antonio Cassone, Isabella Donatelli

PLoS ONE 5(6): e11315. doi:10.1371/journal.pone.0011315
05-05-2010
Colonization of a Newly Constructed Commercial Chicken Further Processing Plant with Listeria monocytogenes
Listeria monocytogenes, chicken, processing plant

This study was undertaken to determine potential sources of Listeria monocytogenes in a newly constructed chicken further processing plant and document the eventual colonization of the facility by this pathogen.

prova

Journal of Food Protection®, Volume 73, Number 2, February 2010 , pp. 286-291(6)
05-05-2010
The change in prevalence of Campylobacter on chicken carcasses during processing: A systematic review
systematic review, Campylobacter, prevalence. chicken, processing

A systematic review was conducted to evaluate the change in prevalence of Campylobacter on chicken carcasses during processing.



Poult Sci 2010. 89:1070-1084.
21-04-2010
Outbreak Study: Satellite Tracking Reveals How Wild Birds May Spread Avian Flu
Avian Influenza, migratory birds

For the first time, migratory birds marked with satellite transmitters were tracked during an outbreak of highly pathogenic H5N1 avian influenza virus (H5N1) in Asia, providing evidence that wild birds may be partly responsible for the spread of the virus to new areas.



http://www.usgs.gov/newsroom/article.asp?ID=2438&from=rss_home
10-04-2010
Avian Influenza A(H5N1) Viruses Can Directly Infect and Replicate in Human Gut Tissues


The human respiratory tract is a major site of avian influenza A(H5N1) infection. However, many humans infected with H5N1 present with gastrointestinal tract symptoms, suggesting that this may also be a target for the virus. In this study, we demonstrated that the human gut expresses abundant avian H5N1 receptors, is readily infected ex vivo by the H5N1 virus, and produces infectious viral particles in organ culture. An autopsy colonic sample from an H5N1-infected patient showed evidence of viral antigen expression in the gut epithelium. Our results provide the first evidence, to our knowledge, that H5N1 can directly target human gut tissues.

Yuelong Shu, Chris Ka-fai Li, Zi Li et al.

The Journal of Infectious Diseases 2010;201:1173–1177
29-03-2010
Campylobacter Excreted into the Environment by Animal Sources: Prevalence, Concentration Shed, and Host Association


An intensive study of 443 isolates of Campylobacter jejuni and Campylobacter coli from 2031 fecal samples excreted by animal sources including cattle, sheep, and pigs, a range of wild and domesticated avian species and pets is described. The prevalence found in the majority of animal sources ranged from 22% to 28% with poultry being highest at 41% and cats and dogs lowest (<5%). The average count excreted for each animal source was found not to be significantly different ranging from approximately 102 to 105 cfu=g. Multilocus sequence typing (MLST)identified phylogenies that exhibited host specificity. A number of clonal complexes (CCs) and sequence types (STs) were characteristic of particular hosts (e.g., CC-179, ST-637, and ST-1341 found only in pigeons and gulls). Analysis of genetic distance demonstrated numerous significant differences in the distribution of MLST types (CC, ST, and allele) between animal sources. Host association was quantified using structure that correctly assigned the nine animal sources with accuracies of 28%, 24%, and 55% at the CC, ST, and allele levels, respectively. This is substantially higher than would be expected by random allocation (11%) but farmyard poultry had the lowest assignment accuracy (13%, 13%, and 21%) suggesting that isolates were shared with a wide range of other animals. This study demonstrates the link between MLST type and host and provides data that can be used in risk assessment and food attribution models. Further, it demonstrates the applicability of MLST to characterize Campylobacter strains from a broad range of environmental sources.

Iain D. Ogden, John F. Dallas, Marion MacRae, et al.

FOODBORNE PATHOGENS AND DISEASE
Volume 6, Number 10, 2009
29-01-2010
INFLUENZA AVIARIA: DALLA GENETICA UNA CONFERMA DEL MOVIMENTO INTERCONTINENTALE DEL VIRUS TRAMITE UCCELLI MIGRATORI
Inmfluenza, genetica, uccelli migratori, trasmissione

Il ruolo che gli uccelli migratori rivestono nel movimento del virus influenzale H5N1 è oggetto di frequente dibattito. Allo scopo di approfondire l’argomento e di valutare il rischio reale che dall’Asia possano giungere in Nord America virus influenzali ad alta patogenicità (HPAI) tramite uccelli migratori, sono state condotte ricerche genetiche su virus influenzali a bassa patogenicità (LPAI), isolati in Alaska da una specie di anatre migranti (Anas acuta). Un’analisi completa del genoma dei ceppi virali isolati ha messo in evidenza una divergenza genetica di base tra i ceppi asiatici e quelli nord americani, ma ha anche permesso di rilevare, con elevata frequenza, uno scambio genetico di livello intercontinentale. In quasi la metà di 38 ceppi isolati in Alaska era presente almeno un segmento genetico più affine ai ceppi LPAI asiatici che non a quelli nord americani. Inoltre, le sequenze genetiche di alcuni ceppi LPAI asiatici presenti in una banca di geni apparivano più vicine a quelle dei ceppi isolati in Nord America che non a quelli isolati in Asia. Le ricerche esposte supportano ulteriormente il ruolo degli uccelli selvatici migratori nel trasferimento intercontinentale dei virus influenzali.



Genetic evidence of intercontinental movement of avian influenza in a migratory bird: the northern pintail (Anas acuta). Molecular Ecology, 17 (21), 4754-4762 (2008)
21-04-2009
IL RUOLO DELLA TRASMISSIONE AMBIENTALE NELLA COMPARSA DI EPIDEMIE RICORRENTI DI INFLUENZA AVIARE
Influenza aviare, trasmissione, ambiente, epidemie, uccelli acquatici

Il virus dell’influenza Aviare (AIV) permane nelle popolazioni di uccelli acquatici in Nord America causando focolai rilevanti con una cadenza di 3-4 anni. I tentativi per spiegare tale periodicità e persistenza usando semplici modelli di trasmissione diretta non hanno dato risultati concreti. Spinti da un’evidenza empirica abbiamo valutato le possibilità di un modo di trasmissione ignorato fino ad oggi ovvero la trasmissione ambientale. E’ noto che gli uccelli infetti eliminano grandi quantità di virioni nell’ambiente, dove questi possono persistere per un tempo molto lungo. Abbiamo di conseguenza ipotizzato che, in aggiunta alla tradizionale trasmissione oro-fecale, gli uccelli potessero infestarsi per ingestione di particelle virali presenti da tempo nell’ambiente. Abbiamo quindi disegnato un nuovo modello ospite-patogeno che combina le modalità di trasmissione intra-stagionali, la migrazione e riproduzione inter-stagionale e le variazioni ambientali. L’analisi del modello ha generato 3 risultati principali: 1) la trasmissione ambientale crea un meccanismo di persistenza all’interno di piccole comunità dove le epidemie non possono essere perpetuate dalla sola trasmissione diretta. 2) la trasmissione ambientale fornisce una cauta spiegazione della periodicità (2-4 anni) dei focolai. 3) livelli molto bassi di trasmissione ambientale (es. pochi casi all’anno) sono sufficienti a consentire la persistenza dell’influenza aviare in popolazioni nelle quali altrimenti scomparirebbe.



The Role of Environmental Transmission in Recurrent Avian Influenza Epidemics. PLoS Comput Biol 5(4)2009.
15-11-2008
VACCINI ANTINFLUENZALI E STRATEGIE VACCINALI NEI VOLATILI
Influenza aviare; Grippe; Vaccinazione; Vettori; Subunità

Sebbene sia stato stabilito come la panzoozia Asiatica da virus H5N1 sia soprattutto un problema di sanità animale, l’implicazione della salute umana ed il rischio di una pandemia hanno evidenziato la necessità di maggiori informazioni e di coordinazione per entrambe le medicine.
I virus H5 e H7 dell’influenza aviare (AI) hanno la proprietà di poter essere, quando presenti, molto patogeni e di diffondersi rapidamente tra i volatili degli allevamenti.
L’obiettivo finale della vaccinazione dei volatili è di poter ottenere la eradicazione della malattia.
Attualmente esistono infatti importanti differenze per il controllo della influenza aviare e per la grippe dell’uomo. Per prima cosa, contrariamente ai vaccini umani che debbono avere come antigeni al fine di una buona protezione, i virus presenti sul campo in pratica, i vaccini aviari debbono conferire una buona protezione nei riguardi del ceppo IAHP. Inoltre, mentre principalmente i vaccini umani debbono proteggere dalla sintomatologia clinica, i vaccini aviari debbono essere in grado di evitare la replicazione degli stessi virus in modo da permetterne il controllo della diffusione.
La presente ricerca ha avuto lo scopo di considerare queste differenze passando in rassegna gli attuali vaccini e quelli futuri nonché le diversità nelle strategie vaccinali per i volatili.

Thierry van den Berg, Bénédicte Lambrecht, Sylvie Marché, Mieke Steensels, Steven Van Borm, Michel Bublot

Microbiology and Infectious Disease 31(2008)121-65
15-11-2008
INFLUENZA AVIARE NEI VOLATILI E NEGLI ALTRI ANIMALI
Influenza aviare - H5N1 virus altamente patogeno influenza aviare - Malattia - Lesioni - Volatili - Mammiferi

Le manifestazioni cliniche delle infezioni da virus influenzali sono molto variabili dipendendo le stesse dalle specie animale, dalla loro sensibilità e dalla reazione all’infezione, come anche dal potere patogeno del virus responsabile della infezione. La variante H5N1, di cui ben nota ne è la patogeneticità, è responsabile della influenza aviaria (HPAIV) derivante dal virus A/Goose/Guandong/96 (H5N1 HPAI) ed è responsabile, nel mondo, della infezione di diverse specie animali.
Comunque, nonostante le specie di animali ammalati sul campo con il virus H5N1 HPAI siano diverse da quelle infettate sperimentalmente al fine della ricerca, le manifestazioni cliniche sono simili. In alcune specie le lesioni anatomo patologiche agli organi interni sono notevoli e la morte avviene improvvisamente senza presenza di una sintomatologia clinica. Ciò particolarmente si verifica nella categoria dei pulcini e delle altre specie aviarie dell’ordine dei Galliformi. In altre specie predominano le manifestazioni nervose seguite rapidamente dalla morte. Ciò è stato particolarmente evidenziato nel gatto (Carnivora), nelle oche (Anseriformes), nei ratti (Struthioniformes), nei piccioni inoculati con alte dosi di virus (Columbifornes) e nelle oche infettate con H5N1 HPAIV isolato ancora nel 2002 (Anseriformes). In alcune altre specie l’infezione perdura a lungo con una sintomatologia che, comunque, può causare anche la morte come esito finale. Principalmente queste specie comprendono l’umana (Primates), furetto (Carnivora), topo (Rodentia), Cynamologous macaques (Primates). In fine alcune specie sono molto resistenti alla infezione con il virus H5N1 HPAIV non dimostrando nessuna manifestazione clinica della malattia. Queste specie comprendono il piccione (Columbiformes), le anatre (Anseriformes) infettate con il virus pre-2002 e i suini (Artiodactyla).
Si tratta di una pubblicazione in cui si considera, oltre alla classificazione delle specie di animali che si infettano, anche le singole manifestazioni cliniche e le lesioni anatomopatologiche; si prendono in esame la diagnostica della malattia e le ripercussioni che la stessa può causare nelle produzioni zootecniche comprendendovi anche i danni economici da essa derivati.

Carol J. Cardona, Zheng Xing, Christian E. Sandrock, Cristina E. Davis

Comparative immunology, Microbiology and Infectious Diseases (2008) pubblicazione in stampa
 
 WORLD VETERINARY POULTRY ASSOCIATION